Franco Sar

Abbiamo deciso di descrivere Franco Sar, colui che ha fondato la nostra società, al quale dobbiamo tutto, con un articolo pubblicato da La Gazzetta dello Sport nel giugno 1997. A lui piaceva tanto.

Per questo crediamo sia il modo migliore per ricordarlo e presentarlo ai giovani atleti che non hanno avuto modo di conoscerlo.

Franco Sar , un giovanotto di 63 anni, puo vantarsi di avere conquistato nella sua carriera di atleta otto titoli italiani nel decathlon (dal 1958 al 1965) e uno nel salto con l’ asta (1963), oltre ad aver stabilito 9 primati nazionali (otto nel decathlon e uno nell’ asta). All’ Olimpiade di Roma (1960) ha conquistato un lusinghiero sesto posto. Sperava di fare meglio a Tokyo , ma qualcosa non ha funzionato nella preparazione. stato 15 volte azzurro. nato in Sardegna da una famiglia di origine friulana ed e stato suo fratello Orlando a convincerlo a dedicarsi all’ atletica dopo averlo visto superare l’ asticella del salto in alto. Lui avrebbe giocato volentieri al calcio, oppure si sarebbe cimentato nel nuoto , un’ altra sua passione. Perche, tutto sommato, quella di sfondare nello sport era per lui piu di una speranza. Infatti confessa: ” Sognavo di emergere nello sport stimolato, anche, dai mezzi fisici. Il sogno, a mio giudizio, deve essere sempre alimentato da certezze “. Gli piace la musica . A 14-15 anni suonava il clarino nella banda di Arborea e poi e entrato a far parte di una orchestrina. Ha incominciato a lavorare come meccanico, poi, nel 1959, e entrato in una societa mineraria come impiegato. stato il grande Consolini a chiamarlo a Milano nel 1961 presso la Pirelli, con la quale Sar e rimasto 2 anni; poi si e trasferito alla Snam , infine nel 1964 ha “sposato” la Snia , diventandone il direttore tecnico: il sodalizio, con ottimi risultati e durato sino al 1995. Il matrimonio vero, quello con Irma , e arrivato nel 1966. Da lei ha avuto due figli, Davide, 29 anni, e Silvia , 25, ma nessuno dei due ha manifestato una vocazione sportiva. Quella tra Franco e Irma e una relazione speciale, importante anche dal punto di vista “sportivo”. Tanto che Sar sente il dovere di ringraziare la moglie per avergli consentito di dedicarsi al suo lavoro con passione e di continuare a vivere di sport. Questa fedelta ha fruttato alla Snia 13 scudetti femminili di squadra, 5 primati mondiali, 68 record italiani, 489 presenze in maglia azzurra di atleti Snia e 348 presenze di atlete in azzurro , oltre a numerosi affermazioni nel settore giovanile. Il suo lavoro continua anche adesso che e in pensione. Con un gruppo di ex azzurri (ci sono Monti , Sardo, Lombardo, Colli, Montoneri, Ottoz , Missoni) ha creato una societa che segue i giovani e li aiuta a scegliere la specialita piu adatta, cercando di comunicare loro quella passione che ha fatto di lui un grande decathleta, ” specialita affascinante che consente di ammirare dieci paesaggi diversi “. Questa intensa attivita, sinora, lo ha tenuto lontano dall’ oblio che Bierce definisce: ” il cimitero della fama “.

Riportiamo la pagina di Wikipedia con tutti i suoi risultati: Franco Sar Wikipedia

Di seguito l’intervista fatta per il programma di Fidal Lombardia Atletika insieme alla collaboratrice di sempre, consigliere Nazionale Fidal, Sabrina Fraccaroli: Intervista a Franco Sar e Sabrina Fraccaroli

Infine quanto scritto dalla FIDAL in occasione della sua scomparsa.

ADDIO A FRANCO SAR IL SIGNORE DELLE DIECI FATICHE

01 Ottobre 2018

E’ venuto a mancare lo storico decatleta azzurro finalista olimpico a Roma 1960 e poi stimato dirigente a livello nazionale

Ancora un lutto per l’atletica italiana. È morto la scorsa notte nella sua casa di Monza, Franco Sar, leggendaria figura di atleta tra gli anni ‘50 e ‘60 (finalista olimpico nel decathlon ai Giochi di Roma 1960), e protagonista, successivamente, della scena dirigenziale dell’atletica nazionale. Nato ad Arborea, provincia di Oristano, il 21 dicembre del 1933, Sar mosse i primi passi nell’atletica all’età di 19 anni, con la maglia della Monteponi di Iglesias; sei anni più tardi, in previsione dei Giochi di Roma, fu affidato alle cure di Sandro Calvesi, che lo condusse al sesto posto in una delle gare olimpiche più celebri della specialità (vinta dallo statunitense Rafer Johnson sul compagno di allenamento alla UCLA, il cinese di Taipei Chuan-kwang Yang). Sar approdò in seguito alla Snia Milano, dove svolse buona parte del suo percorso di atleta; collezionò in carriera nove titoli nazionali, otto nel decathlon (ininterrottamente dal 1958 al 1965, con un primato personale di 7368 punti), e uno nell’asta (nel 1963), oltre a quindici presenze in Nazionale assoluta tra il 1959 e il 1966. Nel palmarès, anche ben nove primati italiani assoluti nel decathlon, e uno nell’asta. Conclusa la carriera di atleta, Sar fu impegnato a lungo come dirigente, prima alla Snia Milano poi all’Atletica 2000, sodalizio che aveva fondato e che portò ai vertici nazionali assoluti sul finire degli anni ’90. Attualmente ricopriva l’incarico di vicepresidente della società ABC Progetto Azzurri.

Alla famiglia Sar, le condoglianze del Presidente federale Alfio Giomi, e l’abbraccio ideale di tutta l’Atletica Italiana. I funerali si svolgeranno mercoledì 3 ottobre a Monza, alle ore 10, presso la parrocchia di San Giuseppe (via Guerrazzi, 30).

SAR, CAMPIONE FINO ALL’ULTIMA FATICA (di Giorgio Cimbrico) – Uno di quei sardi alti, trapiantati nella piana d’Arborea ai tempi del Duce. Stalin mandava i baltici e gli ucraini a lavorare nelle terre vergini siberiane, Mussolini incoraggiava i contadini del nordest a diventar coloni nelle terre incolte dell’isola. Quando Franco Sar nacque, alla fine del ’33, ll capoluogo di quella zona portava il nome del capo, Mussolinia.

La famiglia di Franco veniva da un luogo che nel nome contiene una lunga e appassionante storia: Passian Schiavonesco, zona di reclutamento degli sciavon, o fanti de mar. I primi marines sono stati quelli della Repubblica Serenissima. Fosse nato quattro secoli prima, el capitan Sar avrebbe combattuto a Lepanto.

Aveva la figura e il volto adatti: occhi penetranti, naso che fendeva l’aria, corpo asciutto e imponente.

Chi è abbastanza vecchio da ricordare i Giochi di Roma, e soprattutto il periodo che li precedette, se ha ancora memoria nitida può riesumare quei magnifici documentari della Rai nati per educare il pubblico italiano che avrebbe dovuto presto affrontare molti sport sconosciuti, molte specialità misteriose. La puntata sul decathlon era “interpretata” da Franco, con quel volto che poteva essere rinvenuto nelle tele di Zurbaran, da santo-guerriero. Cos’era il decathlon? Venne spiegato con le parole e con i gesti, e la percezione fu di una fatica sovrumana e di una capacità proteiforme che pareva negata ai comuni mortali. Titani, semidei, secondo certe iperboli care al giornalismo. In realtà, soltanto magnifici atleti sospesi tra un acceso agonismo e un desiderio cavalleresco di fraternità. Era così ai suoi tempi, è così oggi, senza rovinose mutazioni.

Il giovanotto che aveva cominciato quasi per scherzo, in sfide balneari tra amici, che si era affinato sotto la guida di Sandro Calvesi (un nome che ritorna nelle cronache di quegli anni felici), si trovò calato in una delle più grandi gare finite negli archivi di Olimpia, la sfida serrata tra il kennedyano Rafer Johnson e Yang Chuan-kwang, cinese di Taipei (allenati l’uno e l’altro da Ducky Drake), e non recitò da comparsa.

Rileggere oggi la sua seconda giornata lo colloca, quasi sessant’anni dopo, accanto a Kevin Mayer e al suo prodigio ancora fresco, realizzato nella fase discendente. Dodicesimo in fondo al 5 settembre 1960, iniziò con 14”7 sulle barriere: solo Yang fece meglio di lui, di un decimo; Johnson ne accusò 6. Nel disco andò molto vicino alla fettuccia dei 50 metri, 49,58 e anche in questo caso soltanto l’ucraino Yuri Kuznetsov, primatista mondiale appena detronizzato da Rafer, si spinse appena più in là. Alla fine, sesto, 7140 punti, con cinque record personali. Chi capiva d’atletica – Alfredo Berra – scrisse che dopo Berruti era la più grande impresa dell’atletica italiana.

Andò anche a Tokyo, finì 13°, e diede il suo contributo in azzurro sino al ’66. Emigrato, come era capitato alla sua famiglia, approdò a Milano per diventare un punto di riferimento della Snia: direttore sportivo, dirigente, animatore, inventore di manifestazioni che coinvolgevano i giovani, sempre animato dall’entusiasmo dei suoi giorni memorabili. La figura, da guerresca, si era trasformata in quella del patriarca che aveva raggiunto la sua Terra Promessa. Se n’è andato nel sonno. La morte dei giusti.

 

Caro Franco sarai sempre nei nostri cuori, nei tuoi atleti vecchi e nuovi ed in quelli di chi lavora sodo per la società che tu hai fondato con tanta passione.

Ti ricordiamo con una delle ultime foto fatte in compagnia di chi ti seguiva sui campi da anni e condivideva con te l’amore per l’atletica portando avanti i tuoi insegnamenti.

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Nella foto a partire da sinistra: Giuliana Cassani, Luciano Bolognini, Franco Sar, Valentina Marchesini, Maurizio Mastrototaro e Lorenzo Redolfi