Andrea e Giulia: Intervista doppia (Bressanone 2016)

Giulia_Andrea

Giulia e Andrea sono stati intervistati da Valentina e Beatrice (con domande di Andrea T. rivisitate da Beatrice F.) l’11/06/2016 a Bressanone in occasione dei Campionati Italiani Junior e Promesse.

L’intervista è stata censurata per non urtare la sensibilità di nessuno, ma è stato cercato di mantenerne il “tono originale” per non storpiarla, non ne abbiate a male.

D: Presentati in due parole

Andrea:

Non lo so. No, davvero… Cosa devo dire…? [Ndr: Il giorno dopo ci dice di scrivere originale, dinamico e fuori dal comune]

D: Dimmi almeno due aggettivi che ti rappresentino

Andrea:

Ritardatario e… non lo so!

Giulia:

Sognatrice e insicura: si addice molto a me.

D: Presentati ora con tante parole

Andrea:

Ho diciott’anni. Mi chiamo Andrea Moroni. Faccio gli 800 metri. Ho finito il liceo scientifico, scienze applicate. Devo fare la maturità. Poi…cos’è che vuoi sapere????

Giulia:

Mi chiamo Giulia Zonfrilli, sono della Cariri (cioè ero della Cariri), vengo dal Lazio, vicino Roma: Pontecorvo, ma nessuno tanto lo conosce. Mi sono trasferita a Milano per gli studi: studio alla Cattolica, economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo.

La mia specialità sono le 800 m e 1500 m. Preferisco i 1500 ma mi cimento anche negli 800.

D: Soprannome?

Andrea:

Andre. Ma poi dipende dei contesti: tipo, a scuola con il mio cognome, invece i miei amici da quando sono piccoletto, Andre.

Giulia:

Le mie amiche del collegio mi chiamano “Scricciolo”.

D: A che età il primo approccio con l’atletica?

Andrea:

Io ho iniziato a sette anni. Poi, a dieci anni ho smesso per fare bike trial. Ho fatto bike trial fino al 2013. Poi nell’estate del 2013 ho ricominciato a fare atletica perché mi è venuto il trip… Ho vinto qualche garetta, poi mio padre mi ha raccontato i suoi esordi [Ndr: Carlo Moroni veniva allenato da Franco Sar ed era uno specialista dei 400 metri]. Allora ho riprovato e mi sono allenato un mese. Ho fatto 2,40 nei 1000m, allenandomi un po’ a cavolo in estate, allora nel 2014 ho deciso di ricominciare da capo con l’atletica. Nel 2014 sono andato agli italiani. L’anno scorso mi sono fatto male. E siamo a quest’anno, il 2016.

D: Bravo, vedi? Hai ricominciato e, subito, già due italiani.

Giulia:

Ho iniziato seriamente a 15-16 anni, perché dalle elementari fino alle medie, per cinque anni ho fatto nuoto, poi per cinque anni tennis. Poi finalmente mi sono data all’atletica perché agli studenteschi vincevo le gare senza allenarmi, quindi ho iniziato a prendere in considerazione di dedicarmi esclusivamente all’atletica; in realtà inizialmente praticavo sia tennis, sia atletica; però era diventato veramente impossibile, così alla fine ho preso la mia decisione.

D: I vostri record?

Andrea:

Io, 1.55.86 negli 800, perché io faccio 800, 800 e basta, sempre solo 800. Quindi basta: ho un unico record.

Giulia:

Io sugli 800 ho 2.19.13 e sui 1500 ho 4.43.

D: Raccontaci le tue emozioni più belle e più brutte che hai provato nella tua esperienza d’atleta

Andrea:

Io per “più brutte” intendo ogni volta che non faccio il personale; sono deluso e un po’ mi dà fastidio. Se non faccio io personale per un decimo, mi dà fastidio!

Però sono contentissimo e soddisfatto al massimo e provo una delle sensazioni più belle della mia vita quando miglioro e faccio il personale: la soddisfazione è davvero tanta!

Una delle esperienze più fighe è stato quando ho fatto quel 1000 m in 2.40 e il mio tempo mi ha convinto a ricominciare con l’atletica! Pensavo di farlo in tempi assurdi, tipo quattro minuti, invece l’ho fatto in 2.40. Ho rinunciato alla bike trial, che è uno sport molto divertente e molto adrenalinico ed era la mia vera passione, per mettermi a fare uno sport di grande sacrificio come il mezzofondo sugli 800; questo non sarebbe stato possibile senza quel primo risultato di 2.40 che mi ha spronato veramente.

Giulia:

Brutte: forse una delle più brutte sono state le indoor due anni fa; il mio primo approccio con le indoor è stato che eravamo in 10 e io sono arrivata 10ª ai campionati italiani indoor.

Stavo in carico, io non volevo nemmeno tentare perché comunque sapevo di non puntare a vincere ma il mio allenatore mi ha spronata dicendomi “ Dai, è una gara di passaggio!”.

Lui non è nemmeno venuto e io già stavo male per questo; inoltre il campo è completamente diverso da quello all’aperto: in pratica mi sono fatta i 1500 tutti in esterno. Però sono esperienze!

La gara più bella sono stati campionati italiani di società alla finale oro a Roma perché erano i 1500 ed era forse la seconda volta che li facevo; per me era un test che ho superato arrivando terza e prendendo anche la medaglia. È stato molto bello! Dopo quello, siamo andati a fare i campionati di società europei a Brno in Repubblica Ceca. Rappresentare l’Italia: veramente una bella esperienza!

D: Tattica pre-gara: che cosa mangi, come dormi, che amici frequenti…?

Andrea:

Io cerco di andare a letto un po’ presto, quindi il sabato devo stare a casa a non fare niente. Mangio la pasta in bianco integrale che mi fa veramente schifo. In genere io mangio quattro etti di pasta, invece quelle volte faccio fatica a mangiare un etto perché è insopportabile. Tra l’altro senza olio perché ho paura che mi affatichi. Non faccio nient’altro di strano, non prendo cosa assurde.

Colazione non la faccio quasi mai il giorno della gara, perché in genere la gara è domenica e io dormo all’infinito, tipo 13-14 ore, mi sveglio a mezzogiorno e non è più il tempo di fare colazione.

Giulia:

Anch’io a letto presto e una colazione comunque non abbondante, ma sostanziosa e ricca di energia tipo miele, un velo di burro sulle fette biscottate, caffè o una spremuta.

Per pranzo sto abbastanza leggera. Poi, classico riscaldamento per la gara.

D: Cosa hai fatto invece prima di queste nazionali?

Andrea:

Ho dormito male, ho mangiato come un porco e ho fatto male nei tempi. Tutto lo schifo l’ho fatto!

Giulia:

Io vorrei anche non rispondere a questa domanda! Il giorno prima ne ho fatte di tutti colori in collegio: esami, litigate, pianti, sfoghi, chiarimenti… Bordello!

D: Come ti senti prima di una gara?

Andrea:

Io, fortunatamente, sono sempre meno in ansia! La gara mi piace, sono sempre carico perché non vedo l’ora di sperare di fare il personale che è il vero motivo per cui mi sbatto! Le gare nell’atletica sono vero senso nell’atletica! L’atletica senza le gare non avrebbe senso!

Giulia:

Io sembro calma, anche se dentro sono abbastanza tesa; e anche se poi comunque gli attimi prima della gara mi piacciono perché mi gasano e mi sento bene. Mi piace l’agonismo comunque!

D: Come ti senti durante la gara?

Andrea:

So che già di mio faccio cavolate, invece in gara…ne faccio molte di più!! C’è la stanchezza e tutta una serie di cose che… mmmh! Però cerco di fare come mi ha detto Maggioni e cioè una cosa che serve di brutto (anzi fallo anche tu Giulia!) e cioè mi attacco al primo, stando per secondo, in modo che siamo solo in due a fare la gara: non sono nel gruppone che mi rompe le scatole; sto lì, nella posizione di secondo e poi vedo: se ho le gambe per chiudere gli ultimi 100 metri, allora me ne frego tutti e cerco di fare il mio personale.

Non provo e non penso a niente in particolare: sto secondo, dietro a quello che mi sta davanti e basta! Non penso niente perché se penso qualcosa faccio casino: penserei alla fatica e nient’altro. Quindi è meglio non pensare a niente!

Una cosa che mi piace un sacco è quando sono dietro al primo e mi viene da pensare che stiamo andando lenti; quando succede così è la giornata buona! Al primo giro e ai 500 m dico “Cavolo, stiamo andando lenti!” e poi in verità vedo che passiamo in 56 e 1.26 / 1.25 / 1.24. Ecco: lì è una bella sensazione! È l’unica roba che penso.

Giulia:

Sì, anche io non penso a niente; comunque rispetto a come sono quando non corro, mi sento molto viva e carica. E questa è una cosa che mi fa stare bene.

D: Pregi e difetti del tuo allenatore?

Andrea:

Il mio allenatore è Maurizio, il coach. Ha come pregio che è un esperto su ogni cosa: dalla metodica di allenamento, al rapporto con le persone … e sotto tantissimi aspetti sa un botto di cose. Fare con lui in viaggio in macchina prima di una gara, anche di tre ore, è piacevole perchè parliamo di un sacco di cose anche impegnative. È una persona molto piena di sostanza e molto informata sempre su tutto. E, tra l’altro, lui non è uno con una unica determinata fissa e passione come potrebbe essere l’atletica, bensì è uno che sa tutto a 360° e quindi è piacevole starci assieme

Difetti? Ci devo pensare…Aspetta!

Giulia:

I pregi di Franco Sar: in una parola è “un grande” e ho tantissima stima di lui! Mi ha accolta da subito bene non mi ha fatta sentire a disagio sebbene io mi senta insicura, troppo timida e un po’sulle mie. Alla fine lui è un tenerone. Come difetto potrebbe essere che è molto testardo. Spesso ci si scontra perché ognuno ha una visione un po’ differente. Però io lo stimo tantissimo ed eseguo. Per lui l’atletica è importante e, forse anzi: “essenziale”; perchè è quello che per lui è stata l’atletica nella sua vita. Ed è anche giusto che sia così: pretende che sia importante anche per i suoi allievi, anche se spesso non è sempre facile conciliare l’atletica con tutto il resto

D: Andrea, difetto?

Andrea:

Difetto? Oltre all’atletica, a me piace un botto fare tante altre cose. Non sono un professionista che fa “l’atleta” di lavoro, quindi non penso solo all’atletica! Lui invece, mi vede come uno che ha un po’ di potenziale e può esprimersi bene nell’atletica, quindi a lui invece dà un po’ fastidio il fatto che io non sia così coinvolto. Cioè no: io sono molto coinvolto ho tanta voglia di far bene l’atletica; però ho anche tanti altri interessi e lui crede che questo sia un mio difetto. Lui vorrebbe che io mi concentrassi solo sull’atletica: faccio una cosa fatta bene fino in fondo; una cosa, ma bene! Secondo me invece dedico all’atletica il tempo che serve: se domenica devo fare una gara, sabato sto a riposo e non mi ammazzo in moto. Comunque se ci sono mai stati litigi tra me e il coach, è proprio su questo: la moto no, la bike trial no, sciare no! Insomma, non posso fare niente!

D: Confronto tra gli hotel prenotati da Sar e gli hotel prenotati da Vale

Andrea:

Due ’anni fa siamo siamo andati in un agriturismo. Era una casona gigantesca, una villozza tutta per noi; non è paragonabile ad un hotel. Bellissimi entrambi ma completamente diverse. Bellissimi, però!

D: Che lavoro volevi fare da piccolo?

Andrea:

Ne volevo fare diversi ma per un periodo abbastanza lungo volevo fare quello che…. Che scopre i dinosauri sottoterra; come si chiama? L’archeologo! Quello che fa Broccolo! O il paleontologo. Ero un appassionato assurdo di dinosauri.

Volevo fare il campione di go-kart, e poi… così via a raffica: il truccatore di macchine, e un’altra lunga serie di cavolate. Andava a periodi: ero proprio convinto che avrei fatto quel lavoro lì!

Giulia:

Vabbè…classica cosa da bambina: la principessa!

D: Che lavoro vuoi fare adesso?

Andrea:

Non lo so ancora.

D: Mi hanno detto che vuoi fare lo psicologo che gestisce dei gruppi

Andrea:

Non lo so. Detta così, suona un po’ arrogante. Prima faccio l’università poi decido che lavoro fare.

D: Quand’eri piccolo sapevi che lavoro fare, ma non sapevi che avresti fatto l’università. Ora sai che andrai a fare l’università, ma non sai che lavoro fare

Andrea:

Dopo la laurea in psicologia, mi piacerebbe fare un master per diventare manager sportivo.

Giulia:

Non lo so ancora esattamente, la facoltà che ho scelto è incentrata sui beni culturali, sullo spettacolo e mi piace tanto il cinema. Però effettivamente non ho ben chiaro che cosa andrà a fare. So solo che quello che ho scelto individua ciò che mi piace e le mie passioni, senza però aver chiari gli obiettivi. Dopo il primo anno avrò tempo per capire.

D: Il tuo motto?

Andrea:

Che ne so? Potrei dire il mio stato di whatsapp di quando ho iniziato a fare atletica: “Barcollo ma non mollo!” Quello ci sta di brutto!

Giulia:

No, io non ce l’ho un motto! 

D: Se fossi un elettrodomestico, cosa vorresti essere?

Andrea:

Eh, la Madonna! Non li conosco gli elettrodomestici!

D: Una macchina truccata, ad esempio? Con un motorone super!! Eh?

Andrea:

Una macchina truccata, non è un elettrodomestico!

D: Una aspirapolvere con motore truccato? …Un televisore? … Un microonde?

Andrea:

Un televisore? No non c’entra un cavolo! Ah ecco mi è venuto in mente un “Temporelli elettrodomestico”.

Giulia:

Io non ci ho mai pensato, sinceramente!!

D: Io per la Giulia c’ho pensato: un forno per fare biscotti!

Giulia:

Sì, un forno che sforna!

D: Preferisci mangiare o dormire?

Andrea:

Tutt’e due, tanto!

D: No, scegli.

Andrea:

Mangiare

Giulia:

Mangiare, tutta la vita

D: Essere o avere?

Andrea:

Essere!

Giulia:

Essere.

D: Una cosa che hai costruito con le tue mani di cui vai orgoglioso

Andrea:

Un oggetto? La postazione del mio simulatore di guida per la PlayStation.

Ah no, poi un’altra roba! Quand’ero più piccolo, avevo costruito una casa strabella con dei miei amici sull’albero; mangiavamo a 2 m di altezza. Però il progettista ero stato io. È stata veramente una cosa magnifica!!

D: E reggeva? Un futuro architetto!

Andrea:

C’erano anche delle carrucole che ci portavano su il cibo. Eravamo organizzatissimi: avevamo il corrimano e la scopetta fatta da noi per pulire.

Giulia:

Biscotti…?

D:Giulia è una donna di intelletto! Una donna di concetto!

Giulia:

Proprio “con le mie mani”, no. Ho partecipato a mostre fotografiche. Ho studiato come sviluppare una foto studiando il procedimento che ci sta dietro.

D: Il libro, il film o lo spettacolo di teatro preferito?

Andrea:

Tutti e tre? Libro, lo so: ‘spe…! Non mi viene il titolo…. Come si chiama? Ah, già: “Mia sorella è una foca monaca”. Bel libro, stra bello!

Film…? Ce ne sono un bel po’ che mi piacciono ma non mi vengono in mente adesso.

D:Andiamo a Giulia. Libro, o preferisci parlare di cinema?

Giulia:

Il libro che mi piaciuto forse di più, anche se è un classico, è “Piccole donne”. Ci sono rimasta malissimo, quando Jo si taglia i capelli.

Per me è stato…mmmmh!!!

Come film il mio preferito è “Se mi lasci ti cancello”. Bellissimo, perché non è l’amore convenzionale però è l’amore travagliato e centrato sulla mente. Vabbè, a me piacciono queste cose un po’ complicate. Io quando lo vedo, piango così tanto che mi sento proprio male!

Andrea:

Sto pensando al mio di film e mi è venuto in mente: “Le ali della libertà”.

A parte la storia che è molto bella ed è un film fatto bene, mi piace la contrapposizione tra l’animo umano che vuole andarsene da quel posto e, dall’altra parte il carcere, che tende a soddisfare unicamente gli istinti animaleschi del mangiare e dormire dei poveracci.

Trovo forte la contrapposizione tra l’istinto umano di libertà e l’istinto animalesco che si sviluppa in un carcere, vissuto dal protagonista, che non ha fatto nulla di male e quindi in lui preme il senso forte di libertà.

Trovo che la vita sia un po’ l’equilibrio tra istinti più e meno elevati.

D: E il teatro?

Andrea:

E, sì, ne ho in mente uno che ho visto poco tempo fa, che è veramente strabello, ma di cui non ricordo il titolo… con un attore stra importante, un po’ grosso… In teatro a Milano… Non mi ricordo né il titolo, né l’attore, né il teatro. [Ndr: Era il teatro Carcano di Milano con “Uno sguardo dal ponte”]

Giulia:

Teatro? Non lo so.

Quest’anno non ci sono mai andata. Sono sempre andata con la scuola, al liceo. Non ricordo niente che mi abbia particolarmente colpito.

D: Un consiglio a chi si appresta a entrare nel mondo dell’atletica?

Giulia:

Non scoraggiarsi e non mollare subito, perché soprattutto all’inizio è grande la paura di non farcela; guardando gli altri che si allenano e corrono c’è lo scoraggiamento e si pensa di non riuscire ad raggiungere mai quel livello invece è solo questione di allenamento costante e forza di volontà, magari superiore alle altre persone. Quindi: non mollare!

Andrea:

All’inizio secondo me è importante allenarsi poco e aggregarsi ad un bel gruppo. Dopo un anno si decide se smettere o meno

D: Giulia che cosa vuoi dire ad Andrea?

Giulia:

Di non scoraggiarsi subito se una gara va male, anzi deve essere stimolo a caricarsi ancora di più per dimostrare veramente quanto vali nella prossima gara. Tu lo sai quanto vali e sai che non vali quel tempo che hai fatto l’ultima volta.

Andrea:

Ovvio!! Ci mancherebbe solo!

Giulia:

Devi solo gasare ancora di più e dare il meglio

D: Andrea che cosa vuoi dire a Giulia?

Andrea:

Di non scoraggiarti con la scuola. La stessa roba che hai detto a me con l’atletica. Se una roba ti piace, vai avanti! E soprattutto i tuoi genitori: loro ti vogliono un botto bene ma non conoscono la realtà che stai vivendo adesso; ora voglio darti un consiglio ma vivendo da tutt’altra parte non sono quello che stai vivendo tu, che comunque hai 19 anni E ti prendi la responsabilità di quello che stai facendo. Fregatene degli altri!

Giulia:

Ecco… magari se mollassi l’atletica sarebbe un po’ più facile

NOOOOOO [in coro]

D: Bea vuoi dire qualcosa anche tu a loro due, per concludere?

Beatrice:

È bello vedere i vostri progressi, ed è bello vedere la vostra gioia e io sono qui per fare in modo che sia anche la mia, quindi dovete essere gioiosi!!

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